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Bilingue e televisione 3

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Acquarello, 3 anni

 

Quante lingue?

 Vi ricordate quando parlavamo del dilemma "quante lingue ai nostri figli"?

 Ovviamente questo è un problema “di lusso” di fronte al problema che la maggior parte dei genitori promotori del bilinguismo deve affrontare. Qui in Lussemburgo siamo costretti a limitare il numero di lingue, a fare delle scelte in base alle nostre priorità.

 Torniamo alle due situazioni che vi ho esposto in precedenza: il bambino quattrenne plurilingue di fronte al suo coetaneo “solo bilingue.

Il primo fruisce indistintamente di programmi in tutte le lingue a lui comprensibili e forse anche a qualche altra, il secondo no. Il secondo deve “dividere la sua attenzione” solo tra due lingue, l’altro tra quattro, ma l’altro si può aiutare conoscendo magari lingue provenienti dallo stesso ceppo linguistico (ad es. se conosce italiano e spagnolo un idioma può tornargli utile per capire una parola che non conosce nell’altro idioma).

 E’ evidente che un bambino plurilingue sarà esposto ad un numero di ore minore a ciascuna lingua, rispetto all’altro il cui mondo è sinora suddiviso “solo” in due gruppi di parlanti.

 Ora, secondo gli studiosi del settore, vi sono varie fasi per garantire un apprendimento linguistico a livello di madrelingua in base alla duttilità del nostro cervello che diminuisce progressivamente fino ad arrivare ad un punto in cui l’apprendimento assume caratteristiche diverse e non è più in grado di raggiungere determinati livelli.

 Ma questo è valido forse per una situazione “tipo” quale famiglia bi-nazionale che vive nel Paese di uno dei due genitori e figlio bilingue (lingua del genitore e del Paese in cui vivono e lingua dell’altro genitore). Si è mai pensato ad una situazione anomala come quella di un bambino che vive in un Paese già plurilingue e in più i suoi genitori gli si rivolgono in altre due lingue? Quanto è duttile il nostro cervello? E’ vero che un bambino può imparare tante lingue con estrema facilità, ma che impatto avrà sul livello linguistico raggiungibile?

 Spesso si nota quanto una lingua prenda il sopravvento su tutte le altre. Perchè questo avviene? Dov’è stato l’errore, se di errore si puo’ parlare?

Ovviamente, questo lo sottolineano anche gli studiosi, le età sono indicative visto che molto dipende anche dall’individuo, dal suo talento innato per le lingue e da svariati fattori esterni.

 Dalle esperienze che ho potuto fare in questi anni in Lussemburgo, mi sento quasi di dire che ogni caso è a sé e che le definizioni del bilinguismo possono essere svariate.

 Non che sia d’accordo con questa affermazione, al contrario, la definizione di bilinguismo che sento come mia è unica e piuttosto rigida, cioè quella del bilinguismo attivo, conoscere due lingue allo stesso livello di un monolingua. O perlomeno è il modello di bilinguismo a cui aspiro per i miei figli.

 Ci sono anche tanti genitori che “si accontentano” di un livello sufficiente per esprimersi e capire. Molto dipende dalle esigenze di ognuno. Personalmente, sia per carattere che per la mia formazione di linguista, non mi sento di cedere alla tentazione di accontentarmi, perchè le lingue sono sempre state un mio obiettivo primario nella vita e per i miei figli non posso certo lasciar correre. Alla fin fine, il nocciolo della questione per me è sempre uno: l’identità culturale che rappresenta un fattore psicologico fondamentale per l’approccio linguistico.

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