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Code-switching e lingua dei segni

Cielo stellato, da Van Gogh, acrilico 5 anni e mezzo.

Un bilinguismo un po’ speciale

Ho recentemente scoperto una forma considerata di bilinguismo dagli studiosi che mi ha colpita per la sua particolarità e per questo vorrei descrivervela: si tratta delle persone che conoscono e usano quotidianamente la lingua dei segni. Gli studi che ho letto sono stati condotti negli Stati Uniti e analizzano parlanti inglese, udenti e non udenti, che utilizzano l’American Sign Language (ASL) per comunicare con familiari affetti da sordità. Queste persone sono considerate bilingui nella misura in cui l’ASL è ritenuta una lingua a parte, poiché quest’ultima ha una grammatica indipendente e distinta dall’inglese.

Lo studio prevedeva di stimolare la comunicazione tra parlanti inglesi che conoscono l’ASL, notando la tendenza dei parlanti ad alternare l’espressione orale con quella gestuale, in alcuni casi, e ad usare il linguaggio dei segni in contemporanea per sottolineare alcuni concetti espressi nel discorso.

Nel primo caso si tratta di un’alternanza di idiomi, riconducibile all’atteggiamento riscontrato in genere nei bilingui di prendere in prestito parole o espressioni dalla lingua che non si sta usando in quel momento, il cosiddetto code-switching.

"he was looking at her...."


 

Esempio di code-switching in cui il parlante interrompe il discorso per ricorrere al gesto che, in questo caso, sostituisce la voce.

Nel caso di utilizzo contemporaneo di gesti e parole si è di fronte ad un fenomeno chiamato code-blending, ovvero si utilizzano le due lingue contemporaneamente. E’ quello che gli esperti chiamano bilinguismo bimodale, che è fisicamente impossibile riscontrare nei bilingui che non possono fisicamente produrre informazioni in due lingue diverse simultaneamente. Ma, con l’ausilio delle mani, è possibile questo particolare fenomeno che porta il parlante ad usare “due lingue” in contemporanea.

"He was looking at her...."

Esempio di code-blending: in questo caso gesto e parola, semanticamente equivalenti, coesistono.

Dallo studio emerge che l’utilizzo simultaneo di inglese e ASL serve generalmente da supporto, trattandosi tendenzialmente di termini semanticamente equivalenti (con lo stesso significato). Sarebbe, del resto, abbastanza sorprendente sapere che un essere umano sia in grado di dire una cosa e di esprimerne contemporaneamente un’altra con i gesti! Ora, questi sono casi che si verificano in determinati gruppi di persone e che non possono essere generalizzati.

Tuttavia, mi viene da pensare a quante volte a me personalmente, che non sono cresciuta bilingue, ma che adesso, in età adulta, parlo diverse lingue, è accaduto di parlare in una lingua e pensare lo stesso concetto che stavo esprimendo in un’altra, quasi il mio cervello traesse supporto dal bagaglio linguistico a sua disposizione. Se avessi potuto, le avrei pronunciate insieme, quelle due parole, ma ovviamente questi superpoteri non sono ancora riuscita ad acquisirli.

Anzi, mi confermerete anche voi, che spesso accade di fare un discorso in una lingua A e poi di ricordarsi di averlo fatto in un’altra lingua, B, e solo dopo una riflessione ci accorgiamo che non era possibile aver usato la lingua B in quanto, ad esempio, il nostro interlocutore non conosce la lingua B.

Per noi italiani, però il code-blending non è proprio una novità. Siamo conosciuti in tutto il mondo per la nostra capacità di esprimerci a gesti e, sebbene il nostro bagaglio gestuale non possa essere considerato alla stregua di una lingua, ci permette comunque di ricorrervi per conferire maggior vigore al nostro discorso.

In conclusione, sono affascinanti fenomeni del funzionamento del nostro cervello che dimostrano quante potenzialità abbiamo e chissà, forse un giorno, riusciremo a trovare un modo per produrre informazioni in due lingue diverse simultaneamente !! O forse no, magari ce ne basta una alla volta, già così facciamo tanta fatica ad impararle noi stessi e ad insegnarle bene ai nostri figli…!

Commenti  

 
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