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Il principio one person-one language (OPOL)

 


Bimba, 5 anni

 

Ne avrete sentito parlare, secondo il principio OPOL ai genitori che intendono crescere i propri figli bilingui si raccomanda l’uso coerente della stessa lingua (di preferenza la propria lingua materna, ma non necessariamente) con il bambino.

 

 

La teorizzazione di questa formula risale al lontano 1902, quando il linguista francese Maurice Grammont coniò l’espressione "une personne- une langue", che dagli anni Ottanta è stata poi utilizzata in numerosi studi soprattutto nella sua traduzione inglese, oggi più conosciuta, one person- one language OPOL.

Grammont sosteneva che, facendo ricorso a questo metodo sin dalla prima infanzia, un bambino avrebbe potuto imparare due lingue senza sforzo e senza mischiare troppo le lingue. L’unica condizione era quella di essere coerenti nell’uso sistematico di una sola lingua da parte sempre della stessa persona, rappresentando in tal modo per il bambino un esempio di uso del linguaggio adulto e creando così un legame emotivo con il bambino attraverso la loro lingua.

 

Alcuni studiosi hanno mosso critiche a questo approccio (cfr.Suzanne Döpke  "Can the principle one person- one language be disregarded as unrealistically elitist?", Monash University, Australia), considerandolo appannaggio delle classi sociali medio-alte che sono state principalmente oggetto delle maggiori ricerche. Non sarebbe quindi una strategia adottata da tutti, ma soprattutto da persone che, se non sono linguisti loro stessi, hanno comunque un livello di cultura medio-alto. Lo ritengono dunque un principio che si basa su requisiti elitari e pertanto atipici. Un’altra critica mossa è che la strategia OPOL non garantisce risultati, ma in molti casi è sufficiente soltanto a raggiungere competenze passive nella lingua minoritaria.

 

Inoltre, alcuni ricercatori sostengono che lo schema OPOL sia artificiale poiché i genitori si sforzerebbero di parlare la propria lingua in maniera coerente, sopprimendo le interferenze (come le mescolanze, ovvero code-mixing, e le commutazioni di codice – code-switching ) che sarebbero, invece, un aspetto naturale della comunicazione dei bilingui.

 

Tuttavia, ad un’attenta analisi condotta da Suzanne Döpke, i dati raccolti non fanno altro che confermare che i migliori risultati di educazione bilingue sono ottenuti da quei genitori che hanno dimostrato maggiore coerenza nel rispettare la strategia OPOL, limitando al massimo le interferenze.

Probabilmente tutti concordano col fatto che l’OPOL non sia da solo sufficiente all’acquisizione della lingua minoritaria, ma dalle ricerche emerge che si tratterebbe di una condizione necessaria, questo sì. La coerenza nella scelta linguistica ridurrebbe al minimo la concorrenza tra le due lingue (Döpke, op.cit.) permettendo, nel contempo, la massima esposizione del bambino alla lingua minoritaria. Maggiore è il tempo di esposizione ad una lingua, più ampia sarà la gamma di situazioni sperimentate e la conseguente ricchezza di linguaggio che ne deriva.

 

Inoltre, non dimentichiamo che un genitore attento allo sviluppo linguistico del bambino avrà maggiori occasioni di individuare le aree deficitarie ponendovi riparo. Senza contare che un contatto costante con i propri figli implica un adeguamento del registro linguistico dal linguaggio infantile a quello adulto e, se la comunicazione avviene in maniera coerente nella lingua minoritaria, ciò permetterà ai figli di sviluppare competenze linguistiche di pari passo in entrambe le lingue.

 

Commenti  

 
0 #3 Giovanna 2011-09-08 19:52
Dear Sarah,

I'm so sorry to reply so late, but we had some technical problems....
Anyway, you are perfectly right, bilingualism is NOT elitist.... but we should not confound bilingualism with OPOL. The latter is only a method leading to bilingualism, one of many.

One criticism to OPOL suggested that this method is only possible for educated people, with a lot of time to dedicate to their children. And this could be partially true, if you think that OPOL principle does require a lot of energy and time and probably a certain level of linguistic awareness.

In any case, the article was pointing out the efficiency of OPOL and, from my personal experience, I can only confirm it.
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0 #2 Sarah @BabyBilingual 2011-07-06 16:52
How interesting that the term OPOL was coined over a century ago by a French linguist!

I haven't read the sources you cited--so perhaps this comment is invalid--but I would argue that OPOL is not necessarily elitist or reserved for the middle and upper classes. It seems that in many developing countries, bilingualism (even multilingualism ) is a way of life due to political upheaval, different ethnic or religious groups living in close proximity, different dialects within the same country, etc. I would guess that in many cases, the families are OPOL by necessity!
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0 #1 Sarah @BabyBilingual 2011-07-06 16:24
I hadn't realized that "OPOL" was coined over a century ago by a French linguist! Very interesting.

I haven't read the sources you cited--so perhaps this comment is invalid--but it seems to me that in many parts of the world, bilingualism (even multilingualism ) isn't an elitist choice or an opportunity just for the middle and upper classes.

In a lot of developing countries, rather, bilingualism is a way of life, and I would imagine that OPOL is a common approach when the parents are from different regions or religions or dialects.

But I certainly do agree with your assessment that the more attentive the parents are to the children's linguistic progress, the better for bilingualism!
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