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Crescere figli bilingui: quale metodo?

 

 Stella marina, mosaico, 6 anni

Riflessioni spontanee sull’intervista ad Antonella Sorace

L’intervista della dott.ssa Sorace ci ha offerto vari spunti di riflessione. In particolare sul metodo da usare per crescere i nostri figli bilingui.

Non ho mai nascosto la mia personalissima predilezione per il metodo OPOL che dal mio punto di vista si adatta bene alla nostra situazione familiare e sta dando ottimi risultati.

Tuttavia ci sono alcune considerazioni di cui tener conto. Le situazioni possono variare molto le une dalle altre e quindi richiedere un adattamento del metodo da seguire.

  1. Famiglia binazionale che vive in un paese terzo (cioè né dell’uno né dell’altro genitore)

Questa è la situazione che vivo personalmente e che è molto diffusa in Lussemburgo. In tal caso, il bambino potrà essere scolarizzato in una delle due lingue dei genitori o addirittura in una terza lingua.

L’enorme vantaggio del tessuto sociale in Lussemburgo è che un bambino che cresce plurilingue qui è la norma, quindi nessuno sentirà il disagio del sentirsi diverso. Ognuno ha il suo spettro linguistico che rispecchia la propria storia familiare. Sarà quindi più raro il rifiuto della lingua minoritaria da parte del bambino.

 

    2. Famiglia binazionale che vive nel Paese di uno dei genitori.

 

Questa è una situazione in genere più diffusa della precedente. Un bambino che cresce bilingue avrà una lingua dominante, la lingua comunitaria, e una minoritaria, quella del genitore ospite in quel Paese. Di norma il bambino frequenta la scuola nella lingua dominante. In tal caso, può essere di aiuto parlare la lingua minoritaria in casa, come suggerisce François Grosjean (2010).

 Il bambino può anche frequentare la scuola nella lingua minoritaria, ricevendo così maggiori input in questa lingua.

 

    3. Famiglia mononazionale che vive all’estero.

Il bambino potrebbe risentire della sua diversità in quanto bilingue circondato da monolingui. E’ importantissimo mantenere la lingua di origine in casa e cercare altre persone di riferimento e situazioni in cui il bambino senta l’esigenza e veda la necessità di parlare la lingua minoritaria.

 

      4. Famiglia mononazionale che vive in patria, ma uno dei    

       genitori parla al bambino in un’altra lingua.

Questa è una situazione che presenta diverse complessità. Prima fra tutte, l’accento del genitore se questi non è madrelingua nella lingua 2.  Inoltre, l’essere circondati da monolingui può suscitare un rifiuto da parte del bambino. In questo caso, più che mai, si rende necessario avere contatti con persone della lingua minoritaria, a meno che il bambino non frequenti la scuola in questa lingua.

La scarsità di contatti e di situazioni in cui il bambino possa esprimersi nella lingua minoritaria può compromettere l’attivazione del suo bilinguismo, restando a livello di bilinguismo passivo.

 

Questo è solo un elenco ridotto delle possibili situazioni e combinazioni linguistiche. La dott.ssa Sorace sottolinea l’ importanza soprattutto che la famiglia si senta a suo agio e che vi sia sufficiente esposizione in entrambe le lingue.

Commenti  

 
0 #4 Giovanna 2011-12-09 14:47
Ora mi viene in mente una seria di libri con cd della curci young "canta e impara" che sono fatti bene e poi tra un paio di anni potresti comprare quei computerini per bambini in inglese. Io ho usato questo materiale per il francese e mi sono trovata bene. Spero di esserti stata di aiuta. Un caro saluto! G.
Citazione
 
 
0 #3 Francesca 2011-12-09 14:42
Salve Giovanna,

grazie per il tuo incoraggiamento !!per ora continuero' con questo metodo,anche se sono cosciente che il full-immersion sarebbe stato di granlunga più efficace.Quache consiglio su giochi da acquistare per potenziare l'apprendimento,s e non ora anche per quando sarà più grandicello?

Ancora grazie dell'aiuto e complimenti per la vostra iniziativa.
Citazione
 
 
0 #2 Giovanna 2011-12-07 10:34
Salve Francesca e grazie per aver condiviso la tua esperienza!
Mi ricollego a quanto detto dalla Dott.ssa Sorace sull'importanza che tutti in famiglia si sentano a proprio agio.
I metodi possono essere diversi ed avere efficacia diversa a seconda delle situazioni e dei bambini, quindi se tu ti senti di "limitare" l'inglese ad un periodo della giornata o ad un'attività/ gioco specifico, penso di poterti dire con tranquillità che quello è il metodo giusto per te.
Ovviamente, devi tener conto del fatto che maggiore è l'esposizione alla lingua 2, maggiore sarà la motivazione e quindi i risultati saranno anche migliori.
Comunque in questo modo ci sarà sicuramente una sensibilizzazio ne alla lingua 2 e in futuro potrai anche adeguare il tuo metodo in base alle esigenze. Spero di esserti stata di aiuto.
Buona continuazione! Giovanna
Citazione
 
 
+1 #1 Francesca 2011-12-07 10:11
Salve,sono una mamma docente d'inglese presso la scuola media inferiore e come
> si può ben immagginare desiderosa di avvicinare il proprio bimbo
> all'apprendimento dell'inglese sin dai primi mesi di vita.Il mio cucciolo ha
> solo 6 mesi,ma da qaundo è nato mi sono imposta di comunicare con Lui in
> lingua...mi sono però presto resa conta della difficoltà, dovuta in particolar
> modo al piacere che indubbiamente provo a parlare con lui nella mia lingua
> madre,l'Italiano...così ho deciso di limitare l'uso l'inglese alla mattina.Ho
> letto qulalcosa in proposito e ho capito che è importante che solo una persona
> della famglia parli in lingua sempre o,se ciò non è possibnile, in un momento
> della giornata o della settimana.Mi chiedo se è giusto continuare cn questa
> metodologia o se mi suggerisce qualcosa di più efficace.Nrl ringraziarla invio
> distinti saluti! Francesca
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