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Intervista a François Grosjean

 

 

 

François Grosjean è professore emerito presso l'università di Neuchâtel, Svizzera, dove ha fondato il Language and Speech

Processing Laboratory. Nel1998, è stato co-fondatore della rivista Bilingualism: Language and Cognition (Cambridge University Press).

Oggi il professore parla con Italobimbi e con i suoi lettori.

 

 

Professor Grosjean, il Suo ultimo libro “Bilingual” è dedicato ad un certe persone  “who became bilingual unintentionally and live(d) their lives with two or more languages” (che sono diventate bilingui involontariamente ed vivono (o hanno vissuto) la loro vita con due o più lingue). Chi è il bilingue per Lei? (Giovanna - Italobimbi)

Come noteranno i lettori del mio libro, la dedica, che rappresenta una parte molto personale in ogni libro, si rivolge principalmente ad otto persone che, in effetti, sono miei antenati e membri della mia famiglia. Sono tutti diventati bilingui involontariamente, ma ciò non significa che TUTTI i bilingui acquisiscano le loro lingue in maniera involontaria. Conosco molti bilingui che sono stati cresciuti intenzionalmente con due o più lingue. Nell’introduzione dichiaro che ho in mente un pubblico molto generico, che comprende chiunque sia interessato nel bilinguismo o sia in contatto, in un modo o nell’altro, con bilingui. Il mio obiettivo è anche quello di offrire ai bilingui un libro che li descriva. Quanto alla mia definizione di “bilingue”, mi rifaccio a due illustri ricercatori della generazione precedente alla mia, Uriel Weinreich e William Mackey: i bilingui sono coloro che usano due o più lingue (o dialetti) nella loro vita quotidiana. 

Come spiega il fatto che fratelli bilingui cresciuti nella stessa famiglia, nelle stesse condizioni e che frequentano la stessa scuola mostrino comunque abilità/preferenze diverse nei confronti delle loro lingue? (Un papà di bambini bilingui)

Questo è un fenomeno molto conosciuto. Quando arriva un secondo bambino in famiglia, in effetti è possibile che l’atteggiamento degli altri bambini e le condizioni in genere cambino. Ad esempio, il bambino più grande interagirà con i(l) più piccoli(o) e, così facendo, la lingua prescelta ne risulterà rinforzata. Alla fine, la(e) lingua(e) usata(e) tra i bambini avrà un impatto rilevante sulla conservazione o la perdita di una lingua. Anche le abitudini linguistiche dei genitori cambieranno quando cominceranno a rendersi conto che i bambini potrebbero non capire tutto quanto viene detto in una data lingua. Va anche considerato che, quando i bambini, crescendo, cominciano ad andare a scuola, la lingua esterna (scolastica) ne trarrà vantaggio. Pertanto, anche se a prima vista le condizioni sembrano le stesse, in realtà non lo sono e le lingue della famiglia ne subiranno le conseguenze.

La ricerca dimostra che i bilingui sono in grado di scegliere se essere in modalità bilingue o monolingue: qual è il Suo consiglio per i genitori di quei bambini bilingui che tendono a mischiare le lingue? (Giovanna - Italobimbi)

Nel mio libro "Bilingual" mi occupo di questo aspetto nel capitolo intitolato "Family strategies and support" (strategie familiari e sostegno alle famiglie). Il mio suggerimento è che, laddove possibile, i bambini devono avere la possibilità di trovarsi in varie occasioni in una modalità monolingue in ciascuna delle loro lingue. Ciò significa che, diversamente da casa, dove almeno uno dei genitori è bilingue (se non entrambi) e si verificano spesso mescolanze di lingue, i bambini dovrebbero entrare in contatto con parlanti monolingui di ciascuna lingua. In questo modo, impareranno rapidamente quando utilizzare una lingua in una situazione specifica e, se la modalità è realmente monolingue e quindi le persone intorno a loro non conoscono l’altra lingua (o le altre lingue), allora disattiveranno una delle loro lingue e in questo modo ridurranno le interferenze.  Sto pensando qui a bambini di almeno tre anni. Prima di questa età, può succedere che i bambini mischino le lingue nel corso del processo di differenziazione delle stesse.

In base al Suo principio di complementarità, diverse aree della vita dei bilingui sono coperte da lingue diverse. E’ nell’interesse dei bilingui coprire tanti più settori con entrambe (o tutte) le loro lingue? Perché o perché no? (Giovanna - Italobimbi)

E’ raro che tutte le lingue di un bilingue coprano, indipendentemente, tutti i campi della vita come genitori, parenti vicini e lontani, studio, lavoro, sport, religione, shopping, amici, divertimento, hobby ecc. Infatti, le lingue di solito si distribuiscono  tra i vari settori anche se ce ne saranno che vengono coperti da due o persino tre lingue. Questo fa parte della vita del bilingue e non sono sicuro che un intervento esterno possa cambiare radicalmente le cose, a meno che non avvenga un’importante ristrutturazione delle lingue del bilingue. Va ricordato che deve presentarsi una necessità perché una lingua si sviluppi in un settore particolare, oltre a stimoli sufficienti perché quella lingua cominci a coprirlo in maniera adeguata. Se si presentano le giuste condizioni psicologiche, nuovi campi possono cominciare ad essere coperti da una lingua, ma in tal caso sarà necessario occuparsi della conservazione della lingua in quel determinato settore.

La Sua ricerca si è concentrata in buona parte sugli aspetti psicolinguistici del bilinguismo. Come esprimono i bilingui le loro emozioni? In quale lingua sognano? (Giovanna - Italobimbi)

La psicolinguistica riguarda effettivamente un campo molto vasto che va dalla percezione, alla comprensione e alla produzione linguistica, fino alla sua acquisizione e memorizzazione. Per quanto riguarda le emozioni, un mito imperversa sui bilingui secondo cui questi ultimi esprimerebbero le loro emozioni nella loro prima lingua (quando non abbiano acquisito entrambe le lingue simultaneamente), di solito la lingua dei genitori. Questo a volte è il caso, tuttavia il rapporto tra emozioni e bilinguismo è molto più complesso. Fondamentalmente, è troppo semplicistico dire che i bilingui tardivi abbiano un legame emotivo solo con la loro prima lingua e nessun legame con le altre loro lingue. Ciò che si nota è invece che l’espressione delle emozioni in due o più lingue non ha regole precise: alcuni bilingui preferiscono usare una lingua, altri l’altra e taluni ancora entrambe. Quanto ai sogni, nella piccola indagine da me condotta, circa due  terzi dei bilingui e trilingui intervistati hanno dichiarato di sognare in diverse lingue, a seconda del sogno (quando si trattava di sogni in cui il linguaggio era presente, ovviamente). In questo caso si applica chiaramente il principio di complementarietà: in base alla situazione e alla persona di cui stiamo sognando, ricorreremo all’una o all’altra lingua, oppure ad entrambe.  

Bilinguismo e biculturalismo: qual è la differenza tra essere bilingui ed essere biculturali? (Giovanna - Italobimbi)

I bilingui sono coloro che usano due o più lingue (o dialetti) nella loro vita di tutti i giorni. Le persone biculturali, invece, partecipano della vita di due o più culture, adeguano i loro atteggiamenti, il loro comportamento, i valori e via dicendo a queste culture, combinando e fondendo aspetti delle culture coinvolte. Contrariamente alla credenza generale, bilinguismo e biculturalismo non vanno sempre di pari passo. Una persona può essere bilingue senza essere biculturale (si pensi ai cittadini europei che usano due o più lingue quotidianamente, ma vivono in un solo paese e all’interno di un’unica cultura), oppure una persona può essere biculturale senza essere bilingue (come ad esempio emigrati britannici che hanno vissuto negli Stati Uniti per molti anni). Comunque è vero che molti bilingui sono anche biculturali, in quanto usano due o più lingue nel loro quotidiano e navigano all’interno e tra le loro diverse culture.  

La Sua ricerca si è anche incentrata su un campo molto specifico: l’uso del genere nei bilingui. Ce ne può parlare?  (Giovanna - Italobimbi)

Si è trattato di uno studio di percezione in cui il mio collega, Delphine Guillemon, ed io abbiamo esaminato la percezione di brevi frasi come "le joli bateau" paragonato a "*la jolie bateau", in cui esisteva un errore di genere. Lo studio, che aveva ad oggetto bilingui inglese-francese precoci e tardivi, ha mostrato che i bilingui tardivi, almeno per quanto riguardava la percezione, erano insensibili all’incongruenza di genere, ovvero di fronte a "leur joli bateau", non ci è voluto loro molto tempo per elaborare la frase con il genere sbagliato. I bilingui precoci, nonché i monolingui francofoni, venivano invece disturbati dall’errore di genere. Siamo quindi giunti alla conclusione che esiste probabilmente un periodo sensibile per acquisire un meccanismo di percezione del genere e che i bilingui tardivi, nella cui prima lingua (l’inglese nel nostro caso) il genere non è marcato, lo hanno perso e non è possibile recuperarlo in seguito. Comunque questi ultimi sopperivano in altri modi e la loro percezione generale risultava alla fine allo stesso livello di quella dei bilingui precoci.  

Nonostante gli sforzi dei suoi genitori, Giorgio, (quasi 3 anni) è un bambino italo-belga che vive in Italia e parla piuttosto bene l’italiano, ma sembra pigro quando si tratta del francese. Quanto può durare questo atteggiamento e cos’altro si può fare per motivarlo? (Anne, la mamma)

Purtroppo non conosco Giorgio né la situazione linguistica in cui vive, quindi la mia risposta sarà generica. Il fattore principale che porta all’acquisizione e alla conservazione di una lingua è la necessità di quella lingua, la necessità di interagire con gli altri, di giocare o lavorare, di partecipare ad altre attività e così via. Se c’è la necessità di usare una lingua, allora di solito il bambino l’acquisirà e la conserverà (specialmente se si trova in una modalità monolingue in cui non c’è altra soluzione che usarla). Devono comunque essere presenti anche altri fattori come uno stimolo sufficiente e sufficienti occasioni di utilizzo della lingua, il sostegno della famiglia, di amici e della comunità in genere; alcuni potrebbero aver bisogno di apprendere la lingua in maniera formale e strutturata; senza contare l’importanza di un atteggiamento positivo verso la lingua e la cultura in questione, nonché nei riguardi del bilinguismo in genere.

Sono di madrelingua italiana, cresciuta in Italia, ma ho frequentato una scuola francese. La gente mi dice che adesso dovrei parlare in francese con i miei due bambini, anche se mi ritengo piuttosto soddisfatta del loro buon livello di italiano e della loro sensibilità per le lingue. Che cosa ne pensa? (Esmeralda)

Ribadisco la difficoltà di rispondere in maniera specifica poiché non conosco la situazione linguistica di questa famiglia (l’italiano è la lingua di casa? Il francese è la lingua ambientale?). Ciò che direi a tutti i genitori è che, se la situazione linguistica in famiglia li soddisfa, non c’è nessuna necessità di modificarla. I bambini impareranno altre lingue a scuola, come materia o nell’ambito di programmi bilingui, e con viaggi all’estero più tardi saranno in grado di fissare quanto imparato. Non va dimenticato che bilingui lo si può diventare in ogni momento della vita.   

I bilingui con due lingue correlate (ad es. italiano- spagnolo) spesso trovano maggiori difficoltà nel tenerle separate, poiché le interferenze si verificano più spesso. C’è una spiegazione a livello mentale per questo fenomeno? (Carolina)

Le interferenze lessicali sono probabilmente dovute alla vicinanza delle parole che sono (semanticamente, foneticamente o graficamente) simili nel lessico mentale. Appartengono a connessioni simili, così, quando il bilingue parla e scrive in una determinata lingua, quelle dell’altra lingua si attivano. Nel mio libro affermo che le interferenze, chiamate anche trasferimenti, accompagnano il bilingue per tutta la vita, per quanto questi tenti di filtrarle. In un certo senso si tratta dei loro compagni nascosti e indesiderati!

 

 

 

Italobimbi e i suoi lettori ringraziano il professor Grosjean per la Sua disponibilità e per i preziosi consigli. 

François Grosjean ha un blog "Life as a bilingual" sul sito “Psychology Today” all’indirizzo: http://www.psychologytoday.com/blog/life-bilingual

 Ha anche un sito web personale su cui ha pubblicato diversi brevi saggi sul bilinguismo: www.francoisgrosjean.ch

 

Desidero ricordare ai lettori che l'intervista è avvenuta in lingua inglese e questa è una traduzione. Per la versione originale cliccare qui.

 

 

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