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Cervello bilingue: uno o due sistemi?

Tecniche miste, da Miro, 5 anni

Una questione importante che interessa ricercatori e genitori riguardo al bilinguismo è il grado di possibile interferenza tra le lingue (Naomi Singerman Goodz, 1989).

I fattori che influenzano questo fenomeno sono vari a partire dall’età di apprendimento delle lingue, dal grado di esposizione e dall’uso, dalla combinazione linguistica, per citarne alcuni. E’ diffusa la convinzione tra gli esperti che la confusione linguistica sia legata agli schemi di socializzazione linguistica adottati in casa (Lanza 1997) e sia sensibile alla frequenza delle interferenze nell’interlocutore (Genesee). In buona sostanza, tanto più il bambino è esposto a interferenze, tanto più vi ricorrerà lui stesso.

Tuttavia, sembra esserci consenso generale sul fatto che il mischiare le lingue possa essere soppresso se i genitori si attengono coerentemente al principio di Grammont OPOL (Goodz, 1989).

Fin qui sembra semplice. Però dagli studi effettuati sinora emerge un particolare non trascurabile: anche quel genitore convinto di attenersi strettamente alla regola in realtà non è sempre coerente, pur non rendendosene conto (Goodz ,1989). Il genitore stesso, essendo esposto ad un contesto bilingue, può avere tendenza a mischiare, creando così un varco alle interferenze in cui il bambino si sentirà legittimato ad usarle.

Perché affannarsi tanto su questo aspetto?

Alla base di questa eterna discussione vi sono in realtà modelli strutturali che si incontrano o meglio si scontrano, senza trovare un fondamento univoco a sostegno dell’uno o dell’altro.

Gli esperti accademici sono da tempo alla ricerca del perché queste interferenze si verifichino. Quale struttura cerebrale permette le interferenze? Come è organizzato il nostro cervello? E ancora, subisce evoluzioni nel corso dello sviluppo cognitivo?

Si è osservato che un bambino bilingue precoce tende ad attraversare una fase di interferenze che gradualmente finisce verso i 3 anni. Questo fenomeno è stato interpretato come la prova che nel nostro cervello inizialmente esista un unico sistema linguistico indifferenziato, il sistema unitario; tuttavia, l’evidenza ormai consolidata che i bambini bilingui siano in grado di distinguere tra due lingue sin dalle primissime fasi dello sviluppo linguistico fa pensare che invece disponiamo sin dall’inizio di due sistemi linguistici differenziati (Genesee, F. 1989 Early bilingual development: One language or two. Journal of Child Language, 16: 161-179. Riprodotto in L. Wei (Ed.), The Bilingual Reader, pp. 327-343, London: Routledge.)

Uno o due sistemi? Un quesito affascinante.

Come accennato, a supporto della teoria di un sistema linguistico unitario vi è l’osservazione della tendenza a mischiare le lingue nei primi anni di vita.

C’è chi ha anche ipotizzato uno sviluppo trifasico (Volterra e Taeschner 1978):

 -          Inizialmente il sistema (lessicale e sintattico) è unificato

-          Differenziazione del lessico, ma persiste l’unificazione a livello sintattico

-          Differenziazione di entrambi i sistemi, sintattico e lessicale

Al termine di questa fase il bambino sarà in grado di parlare entrambe le lingue correntemente mostrando  le stesse competenze linguistiche di un bambino monolingue nell’interazione con chiunque. E’ solo a questo punto che si può dire che il bambino sia effettivamente bilingue (Volterra e Taeschner 1978).

Ci sono altre spiegazioni per la confusione linguistica?

Sono state evidenziate diverse situazioni che potrebbero dare spiegazioni plausibili al fenomeno della confusione linguistica.

Fra queste, si è rilevata una tendenza a ricorrere al lessico più ricco in una data lingua A per sopperire alle lacune nella lingua più povera B; un’altra tendenza è stata osservata nel caso di campi specifici in cui il parlante aveva l’abitudine di usare una lingua A più frequentemente e quindi il lessico gli risultava più familiare. Altre ipotesi sono state avanzate in merito alla semplicità e maggiore espressività di una lingua A rispetto alla lingua B (Genesee).

Susanne Doepke (1998) ha esaminato le interferenze linguistiche in bambini bilingui inglese-tedesco con lo scopo di trovare prove a favore dell’esistenza di due sistemi linguistici separati sin dalle prima fasi dello sviluppo del linguaggio. Nel suo esperimento ha preso un gruppo di bambini monolingui come riferimento per verificare il grado di sviluppo linguistico dei bambini bilingui rispetto ai coetanei monolingui.

Ne è emerso che lo sviluppo dei bambini bilingui è comparabile ai monolingui, sebbene nei primi sia leggermente più lento sia per la lingua dominante ( in questo caso l’inglese) che per quella minoritaria (nello studio il tedesco).

 Esaminando la frequenza generale delle interferenze, la Doepke ha rilevato un maggior flusso dalla lingua maggioritaria A verso quella minoritaria B. Tuttavia, in entrambe le lingue le interferenze sembrano diminuire con il tempo.

 Va comunque operata una distinzione tra i tipi di interferenze rilevate: mentre quelle dalla lingua A verso la lingua B erano prevalentemente di tipo lessicale (ovvero parole trasferite da un contesto linguistico ad un altro), spesso i bambini tendevano invece ad integrare verbi inglesi nel sistema morfologico tedesco, quindi da B verso A. Si potrebbe ipotizzare quindi che la lingua strutturalmente più forte influenza quella strutturalmente più debole, come è il caso del tedesco rispetto all’inglese.

 Ne consegue che i bambini non solo avevano dimostrato di essere in grado di distinguere le due lingue a livello pragmatico, ovvero scegliendo consapevolmente la lingua giusta in base al loro interlocutore, ma erano anche in grado di differenziare le lingue sul piano strutturale.

Conclusione

In base al competition model, i tratti più frequenti, affidabili e percettivamente salienti di una lingua sono acquisiti con maggiore facilità. Il bambino che apprende una lingua avrà più facilità ad acquisire elementi marcati che elementi non marcati. Nel caso dell’apprendimento di due lingue, sono appunto i tratti salienti che vengono acquisiti per primi e nel caso di elementi simili tra le due lingue la competizione tra questi elementi porterà a maggiore confusione linguistica.

Quindi, più le lingue sono lontane, minore è il rischio di mischiarle. Il bambino che apprende due lingue compie costantemente lo sforzo di paragonare le due lingue nel tentativo di differenziarle, di individuarne tratti salienti che si discostino dall’altra lingua.

L’apprendimento linguistico procede per contrasto: il bambino compara le due lingue e le acquisisce o perché A differisce da B o perché A è simile a B.

 Quanto alla questione dei due sistemi separati, la Doepke nei risultati dei suoi studi ne individua prove dell’esistenza. Tuttavia questi sistemi non sembrano essere ermeticamente distinti tra loro, ma piuttosto permeabili, permettendo interferenze strutturali.

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