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Come imparano le lingue i bilingui e i monolingui?

  

Il nostro cervello: la zona in rosso indica l'area di Broca

 

I risultati della neuroimmagine

L’organizzazione neurale del nostro cervello è parzialmente influenzata dalle esperienze quali ad esempio quelle vissute nella prima infanzia come un’educazione musicale, l’apprendimento alla lettura, l’età dell’esposizione linguistica, ecc.

Grazie alla neuroimmagine oggi siamo in grado di identificare le varie aree di attività cerebrale responsabili dell’elaborazione linguistica.

La neuroimmegine rappresenta quindi una prova indipendente. Ad esempio sappiamo che l’area di Broca (giro inferiore frontale sinistro) è responsabile delle funzioni linguistiche, ma la neuro immagine ci ha permesso di individuare delle sottoregioni rispettivamente preposte alla fonologia, alla semantica e alla sintassi.  E non solo! La neuro immagine ha anche permesso di determinare che l’area di Broca svolge anche funzioni non prettamente linguistiche, come il controllo cognitivo di cui parleremo più avanti (Abutalebi, 2008).

Inizialmente si pensava infatti che nell’area di Broca fossero localizzate solo le funzioni relative alla lingua madre (L1), cioè quella lingua acquisita in maniera implicita nei primissimi anni di vita. Si riteneva invece che la lingua appresa in età adulta (L2) non riposasse sullo stesso sistema cerebrale.

Neuroimmagine e bilingui tardivi

I test eseguiti grazie alla neuro immagine hanno rivoluzionato questo presupposto dimostrando che nei bilingui tardivi, almeno per quanto riguarda il livello grammaticale, l’elaborazione di L1 e L2 avviene tramite le stesse strutture neurali .

Una differenza, come è facile intuire, c’è e sta nell’estensione delle connessioni neurali interessate che risulta maggiore quando si usa la L2. Quindi meno padronanza si ha di una lingua, più il cervello fatica ad usarla.

Interessante notare che nello studio sui bilingui precoci l’estensione dell’attività neurale è identica per L1 e L2.

Mentre abbiamo visto che per l’acquisizione della grammatica di L2 è cruciale l’età di apprendimento della stessa, per il lessico sembra che il ruolo predominante sia svolto dal livello di conoscenza della lingua L2. Infatti, nelle prime fasi dell’apprendimento di L2 la memorizzazione delle parole avviene costantemente facendo riferimento a L1. Questa dipendenza diminuisce progressivamente con l’approfondimento della conoscenza di L2. Quando L1 e L2 raggiungono un livello comparabile, la neuro immagine ha evidenziato un’attività neurale analoga ai monolingui. L’esposizione alla lingua e il livello di conoscenza influenzano i risultati dei test, mentre come accennato, l’età di acquisizione di L2 non sembra avere un ruolo predominante in relazione al lessico.

Inoltre, l’attività neuronale registrata nei casi di livelli equipollenti in due lingue corrisponde sia per il recupero lessicale di L1 che di L2, suggerendo che per eseguire compiti identici nelle due lingue facciamo uso della stessa struttura neurale, indipendentemente dalle differenze tra le due lingue in questione.

In questo caso si registrerà una diminuzione (fino alla scomparsa nel caso di ottima padronanza di L2)  dell’attività dell’area sinistra prefrontale, impegnata invece nella produzione di L2 a livelli di conoscenza inferiori.

La maggiore estensione dell’attività neurale è indice del maggiore sforzo cognitivo necessario per utilizzare una lingua più debole da parte del parlante, che invece si riduce man mano che questi acquista una conoscenza più approfondita della lingua stessa. Grosjean (1992) dimostra come sia necessario inibire una lingua per potersi esprimere nell’altra senza interferenze. Ovviamente, per un bilingue ad alto livello di conoscenza di entrambe le lingue lo sforzo di inibizione è minore rispetto ad un bilingue tardivo che ha una conoscenza delle due lingue non equilibrata, per il quale il recupero lessicale necessita di più tempo.

Neuroimmagine e bilingui precoci e bilanciati

Per rispondere all’eterno quesito sulla struttura unitaria o dualistica del cervello dei bilingui, è stato condotto uno studio su bilingui esposti sin dalla prima infanzia a due lingue e con una padronanza equivalente di entrambe le lingue  (Petitto et al., 2008) a fronte di monolingui con un padronanza di una delle due lingue comparabile a quella dei bilingui.

Le due lingue erano inglese e spagnolo ed è importante rilevarlo in quanto si tratta di due lingue con strutture morfosintattiche diverse per la loro origine rispettivamente germanica e latina.

Lo studio viene a supporto della teoria, oggi maggiormente accreditata, che il bilingue elabori le sue due lingue grazie a due sistemi differenziati, nonostante non siano da trascurare le possibili interazioni tra detti sistemi (Doepke, 2000).

Metodologia

Vale la pena entrare nel dettaglio della metodologia utilizzata in questo studio per capire meglio come si sia arrivati alla conclusione dell’esistenza di due sistemi differenziati nei bilingui precoci e bilanciati.

I soggetti sia monolingui che bilingui sono stati sottoposti all’analisi di alcune frasi in inglese che si differenziavano per il loro grado di difficoltà in base alla struttura linguistica propria dell’inglese.

Inoltre, i soggetti bilingui sono stati sottoposti all’analisi degli stessi enunciati in spagnolo. Va tenuto conto, tuttavia, che quello che per l’inglese può rappresentare una difficoltà poiché più raro nella lingua inglese, non necessariamente si rivela difficile per un parlante spagnolo, la cui lingua permette strutture morfosintattiche diverse.

Risultati

L’attività neurale registrata per l’elaborazione dell’inglese era uguale sia nei monolingui che nei bilingui. L’attività neurale registrata ha mostrato differenze nei bilingui a seconda se elaboravano l’enunciato in inglese o in spagnolo.

Si tratta di due schemi di elaborazione diversi per ciascuna lingua, tuttavia la risposta del cervello dei bilingui è paragonabile alla risposta di un cervello monolingue per ciascuna delle lingue rispettive.

Tale scoperta va a confutare alcune teorie sull’eventuale rischio di confusione linguistica persistente nell’arco della vita dei bilingui precoci. E non solo. E’ anche la prova che conferma l’esistenza di due sistemi differenziati: nel cervello del bilingue esiste una separazione funzionale sulla base di caratteristiche linguistiche proprie delle lingue in questione.

Sono anche state osservate attività analoghe nel cervello del bilingue impegnato nell’elaborazione delle due lingue, tuttavia, le differenze osservate si manifestano in termini di variazione di intensità dell’attività neurale necessaria al cervello.

Uno studio strutturale del cervello bilingue ha anche dimostrato un ampliamento della corteccia parietale inferiore sinistra rispetto ai monolingui, a sostegno delle evidenze emerse dallo studio dell’organizzazione neurale. Insieme questi due esiti confermano che l’esposizione bilingue precoce e estesa nell’arco della vita ha un impatto sull’organizzazione neurale e sulla capacità di elaborazione linguistica umana.

Commenti  

 
0 #3 Jean 2016-06-30 08:05
I am regular reader, how are you everybody? This post
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0 #2 fixixinve.syr4.com 2016-06-17 04:02
Thankks very interesting blog!
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+2 #1 Daniela Little Kitch 2012-04-26 08:44
Estremamente interessante Giovanna, grazie!
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